Chi è Za
Za, per chi non lo consce, è il nome d’arte di Cesare Zavattini, il più celebre soggettista e sceneggiatore del Neorealismo italiano. Meno noto al grande pubblico è che a metà degli anni ‘60, in pieno boom delle prime cineprese economiche in 8mm, Zavattini teorizzò un nuovo tipo di cinema indipendente, completamente alieno al mondo delle grandi produzioni: un cinema concepito come il risultato di un lavoro collettivo, fondato sul concetto che “ognuno è un cineasta, purché abbia la coscienza e il desiderio di esprimersi con il cinema”. Le piccole sempre più semplici ed economiche cineprese in 8mm e super8 dovevano essere gli strumenti della rivoluzione, e diventare presto “popolari come le macchine da cucire”. I I Cinegiornali Liberi sarebbero stati il non-formato, il palinsesto più aperto possibile per raccogliere e scambiare eresie cinematografiche fra cellule video libere lungo tutto lo Stivale.
Le profezie di Za, ancor più del riferimento alle svariate forme del media attivismo contemporaneo, sono alla base dei progetti di ZaLab: il video partecipativo e i camcorders digitali hanno sostituito la pellicola e i Cinegionali Liberi, ma hanno dimostrato di essere uno strumento incredibilmente flessibile e pervasivo per attuare il progetto Zavattiniano di un cinema “fatto da molti e per molti”.










